C’è un filo invisibile che lega le persone a un luogo. Si chiama appartenenza, e a Taranto, negli ultimi decenni, questo filo si è assottigliato fino quasi a spezzarsi. Anni di sfruttamento industriale hanno lasciato il segno non solo sugli ecosistemi, sull’aria e sul suolo, ma anche sull’anima di chi abita questo territorio: sulla fiducia nel futuro, sul senso del bene comune e sulla sua tutela.
È da questa consapevolezza che nasce Radici comuni, un progetto promosso dall’associazione Lignum per ridare vita, concretamente e simbolicamente, al territorio tarantino e alle sue aree interne.
Di cosa si tratta
Radici comuni è un percorso di sei mesi che intreccia educazione ambientale, cura del verde e partecipazione comunitaria. Non un intervento dall’alto, ma un processo dal basso: cittadini, famiglie, anziani, bambini e giovani che insieme leggono, imparano, piantano alberi, camminano nei boschi e si interrogano sul futuro del territorio in cui vivono.
Le attività sono cinque. Un gruppo di lettura dedicato ai temi dell’ecologia, della giustizia climatica e della cura del creato, pensato come spazio di riflessione aperto a tutti. Tre laboratori pratici su consumo sostenibile, orti urbani e compostaggio domestico, per trasformare la consapevolezza in abitudine quotidiana. Sei incontri di piantumazione partecipata, in cui volontari e residenti mettono a dimora specie autoctone, creano corridoi verdi e imparano a monitorare la crescita delle piante nel tempo. Escursioni e passeggiate naturalistiche nelle gravine, nei boschi mediterranei e nelle campagne dell’entroterra tarantino, per riscoprire un patrimonio spesso dimenticato. Infine, video, foto, newsletter, brochure faranno da cornice per condividere l’esperienza e ispirare altri.
Il contesto
Taranto conosce bene il peso dell’inquinamento. Decenni di presenza industriale hanno compromesso aria, mare e suolo, alimentando una percezione diffusa di impotenza e rassegnazione. A queste ferite ambientali si sommano dinamiche sociali difficili: spopolamento, isolamento culturale, riduzione degli spazi di partecipazione. Il cambiamento climatico non fa che aggravare queste fragilità, rendendo ancora più urgente un cambio di rotta.
Lignum è nata nel 2020 proprio da questa urgenza. Un gruppo di ragazzi tarantini ha deciso di non aspettare, e ha cominciato a piantare alberi, rigenerare spazi abbandonati e coinvolgere i cittadini in una visione diversa della propria città. Un albero in un viale, un parco restituito alla comunità: piccoli gesti che cambiano la percezione di un luogo e ricordano a chi ci abita che è possibile fare la differenza.
Chi coinvolge e perché
Il progetto si rivolge a tutti, ma con un’attenzione particolare alle persone che più rischiano di restare ai margini: anziani, bambini, adolescenti, famiglie in difficoltà, persone con disabilità. Sono proprio loro i beneficiari diretti delle attività, perché è a partire dalle fragilità che si costruisce una comunità più solida. L’isolamento si combatte con l’incontro, la rassegnazione con l’azione concreta, il senso di impotenza con la scoperta che anche un singolo albero piantato con le proprie mani può cambiare qualcosa.
Il contributo dell’otto per mille luterano
Radici comuni non sarebbe potuto nascere senza il sostegno dell’otto per mille della Chiesa Evangelica Luterana in Italia. Il contributo ricevuto ha reso possibile l’intero progetto, e potrà finanziare sei mesi di attività: gli incontri del gruppo di lettura, i laboratori educativi, le giornate di piantumazione, le escursioni nelle aree interne e la produzione dei materiali di comunicazione.
Per un’associazione giovane come Lignum, che lavora con risorse limitate e tanta passione, questo sostegno ha rappresentato la differenza concreta tra un’idea e la sua realizzazione. Ha permesso di pianificare, organizzare e aprire le porte a decine di persone che altrimenti non avrebbero avuto l’occasione di partecipare.
Radici comuni è, in fondo, esattamente quello che il suo nome promette: un progetto che affonda le radici nella terra di Taranto e le estende verso la comunità, convinto che prendersi cura dell’ambiente sia, prima di tutto, un atto d’amore verso chi ci vive accanto.
Le radici comuni si piantano così: un albero alla volta, una persona alla volta, una comunità alla volta.
Cosa prevede il progetto
Le attività di Radici Comuni si articolano in cinque linee:
- Gruppo di lettura tematico su ecologia, giustizia climatica e stili di vita sostenibili, con cadenza mensile e apertura alla cittadinanza
- Laboratori esperienziali su consumo sostenibile, orti urbani e compostaggio domestico, per bambini, anziani e famiglie
- Sessioni di piantumazione partecipata con specie autoctone, per costruire corridoi verdi, assorbire CO₂ e rafforzare la biodiversità urbana
- Escursioni e passeggiate naturalistiche nelle aree interne della provincia, con guide ambientali ed esperti locali
- Produzione di contenuti digitali e brochure per documentare, raccontare e moltiplicare l’impatto delle attività
I beneficiari diretti comprendono residenti, anziani, giovani, bambini e gruppi vulnerabili del territorio. Il progetto si inscrive negli obiettivi 11.3 e 11.7 dell’Agenda 2030 ONU, che puntano a rendere le città inclusive, resilienti e dotate di spazi verdi accessibili a tutti.