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Escursione gravina di Colombato

Taranto, 30 Maggio 2026

Quindici persone, tre ore di cammino, un paesaggio che porta nel corpo la memoria di millenni.

Sabato 30 maggio 2026 abbiamo attraversato due delle gravine più significative del Parco Naturale Terra delle Gravine: la gravina di Colombato e quella di Portico del Ladro, incisioni carsiche scavate nella calcarenite pugliese dall’azione combinata di acqua, vento e tempo geologico. Pareti di tufo che salgono verticali, fondovalle percorsi da umidità residua, microclimi sospesi tra il Mediterraneo e il rupestre: uno degli ecosistemi più complessi e meno conosciuti dell’Italia meridionale.

L’escursione è stata guidata dal dott. Vito Crisanti, dottore forestale, paesaggista e Presidente ANTA, che ha condotto il gruppo lungo un percorso di lettura attiva del territorio: non una semplice passeggiata naturalistica, ma un esercizio di osservazione strutturata, capace di restituire senso e profondità a ogni elemento del paesaggio.

Sul campo abbiamo affrontato temi di geomorfologia carsica, analizzando la formazione delle gravine come fenomeno erosivo tipico del tavoliere ionico-tarantino. Abbiamo letto la vegetazione mediterranea rupestre, dai lecceti alle formazioni arbustive di macchia, fino alle specie pioniere che colonizzano le pareti calcaree, come indicatore della qualità ecologica e della resilienza dei sistemi naturali.

Un capitolo centrale dell’escursione è stato dedicato al rapporto millenario tra l’essere umano e il mondo vegetale. Le piante non sono mai state semplice sfondo: sono state farmacia, dispensa, rifugio e strumento. Nelle gravine pugliesi, come in tutto il bacino mediterraneo, le comunità rurali hanno costruito per secoli un sapere botanico stratificato e preciso. Il leccio forniva legname duro e carbone; il rosmarino e la salvia erano presidio quotidiano contro le infezioni e i mali stagionali; la ruta, il finocchio selvatico e l’asparago spinoso entravano nella cucina e nella medicina popolare con ruoli codificati e trasmessi oralmente di generazione in generazione. Le popolazioni messapiche e poi greche e romane che abitarono queste terre conoscevano le proprietà delle piante rupestri con una profondità che oggi definiremmo etnobotanica: un sapere che non separava il nutrimento dalla cura, il rito dall’uso pratico. Leggere la vegetazione di una gravina significa quindi anche leggere la storia di chi ci ha vissuto, di come ha sopravvissuto, di come ha trasformato un ambiente aspro in una risorsa straordinaria.

Il cielo sopra le gravine ha completato il quadro: durante l’escursione è stato avvistato un falco pellegrino, rapace tra i più veloci al mondo, che nidifica sulle pareti rocciose verticali delle gravine e rappresenta un indicatore prezioso della qualità e dell’integrità dell’ecosistema rupestre, insieme a numerose rondinelle, il cui volo radente lungo le pareti di tufo scandiva il ritmo di una mattinata di rara intensità.

Questa attività rappresenta la prima delle due escursioni previste dal progetto “Radici Comuni: lettura, cura e rigenerazione dei territori”, finanziato dalla Chiesa Evangelica Luterana in Italia. Un progetto costruito sulla convinzione che la conoscenza diretta di un luogo sia la forma più autentica e duratura di tutela ambientale. Prima di proteggere, bisogna capire. Prima di capire, bisogna stare con attenzione, con lentezza, con rispetto.

Il cammino continua.