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21/06 – Passeggiata Pineta della Batteria Cattaneo

Pineta della Batteria Cattaneo, Taranto — Domenica 21 giugno 2026, ore 18:00

C’è un momento, durante ogni nostra uscita, in cui il gruppo smette di camminare e comincia ad ascoltare. Domenica scorsa, alle 18, con la luce ancora alta e il caldo che lasciava spazio a un primo refrigerio serale, quel momento è arrivato presto, ed è durato per tutta la visita.
Trenta persone hanno attraversato la Pineta della Batteria Cattaneo guidate dal dott. Vito Crisanti, dottore forestale e presidente ANTA, per la seconda passeggiata prevista dal progetto Radici Comuni. E quello che è successo non è stata una semplice passeggiata naturalistica: è stata una vera e propria immersione nella grammatica ecologica della macchia mediterranea, raccontata con la precisione di chi conosce ogni pianta per nome e con la passione di chi sa che dietro ogni nome scientifico c’è una storia da restituire alla città.
Il percorso si è sviluppato come un’indagine condivisa sul paesaggio vegetale costiero. Il leccio, sclerofilla sempreverde e specie dominante della pineta, è stato il punto di partenza per leggere la struttura stessa dell’ecosistema. Accanto a lui, il pino d’Aleppo, conifera che ha imparato a convivere con salinità e venti marini, e il cipresso, sentinella verticale del paesaggio mediterraneo, hanno mostrato due strategie diverse: una più aperta e resistente al vento, l’altra slanciata e colonnare con cui le conifere hanno saputo abitare questa costa da millenni.
Scendendo verso la macchia bassa, il gruppo ha incontrato il mirto, arbusto sempreverde aromatico tipico della boscaglia costiera, le cui foglie coriacee e i frutti scuri raccontano secoli di uso popolare, dalla cucina alla farmacopea tradizionale. Poco più avanti, l’elicriso ha catturato l’attenzione di tutti con i suoi capolini dorati e il profumo intenso, quasi di liquirizia: una pianta capace di colonizzare i terreni più poveri e rocciosi, simbolo stesso della resistenza vegetale mediterranea, non a caso conosciuta altrove come “immortelle” per la capacità dei suoi fiori di non appassire anche una volta colti. Tra le fessure delle rocce, infine, il dott. Crisanti ha mostrato il cappero, pianta rupestre per eccellenza, capace di radicare dove quasi nessun’altra specie riesce a sopravvivere, e da sempre legata alla cultura gastronomica del Mediterraneo.
A completare il quadro, il cisto e le altre erbe aromatiche della macchia bassa, quelle che, come è stato detto durante la visita, “profumano di sale e di vento” hanno mostrato un ecosistema fatto di strategie di resistenza, oli essenziali e successioni vegetali millenarie.
Ma la pineta non ha raccontato solo botanica. Quando il gruppo si è fermato davanti alla cannoniera della Batteria Cattaneo, muta e imponente, la natura ha lasciato spazio alla memoria storica: un manufatto militare del secolo scorso che oggi osserva il mare non più per difendere, ma per testimoniare. È in quel passaggio dalla foglia alla pietra, dalla biologia alla storia che il progetto Radici Comuni mostra il suo senso più profondo: Taranto non si conosce a compartimenti stagni, si conosce intrecciando i suoi strati.
Trenta persone, un’ora e mezza di cammino, e una certezza che si fa sempre più solida a ogni tappa: questa città ha radici profonde, e in tanti, finalmente, hanno scelto di scendere a guardarle.

Lunedì 22 giugno 2026