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Laboratorio RSA Villa Maria

Taranto, 12 Maggio 2026

Nell’ambito del progetto Radici comuni, l’associazione Lignum ha realizzato un intervento presso la RSA Villa Maria Paolo VI di Taranto, coinvolgendo i degenti della struttura in un’esperienza pensata intorno a tre elementi fondamentali: l’ascolto, la memoria e il contatto con la natura.

L’attività nasce dalla volontà di estendere l’educazione ambientale anche ai contesti di fragilità, riconoscendo il valore del legame tra persone, territorio e comunità come strumento di benessere e partecipazione. La progettazione dell’intervento ha tenuto conto delle condizioni dei partecipanti, calibrando stimoli e richieste in modo da favorire il coinvolgimento senza generare affaticamento, e valorizzando le risorse residue di ciascuno sul piano cognitivo, motorio e relazionale.

L’incontro si è aperto con una lettura ad alta voce di testi legati alla natura e alla cura del territorio. La scelta di partire dall’ascolto non è stata casuale: la ricezione di contenuti narrativi rappresenta una forma di stimolazione cognitiva accessibile, capace di attivare l’attenzione sostenuta e di sollecitare le aree della memoria a lungo termine, spesso meglio conservate rispetto a quella a breve termine nei soggetti anziani o con decadimento cognitivo. 

Le parole hanno progressivamente risvegliato nei partecipanti ricordi ed esperienze personali profondamente radicati: molti degenti hanno condiviso frammenti della propria storia legati alla campagna, al lavoro nei campi, alla cura dell’orto o del giardino. Questo processo di reminiscenza ha trasformato il momento di ascolto in un dialogo autentico. Le storie emerse hanno favorito l’orientamento temporale e identitario, restituendo ai partecipanti un senso di continuità tra il passato e il presente, e rafforzando la percezione del proprio valore e della propria storia.

A seguire, è stato proposto un laboratorio di piantumazione, progettato e adattato alle possibilità motorie e cognitive dei partecipanti. Supportati dagli operatori e dai volontari, i degenti hanno preso parte alla messa a dimora di piccole piante, svolgendo azioni semplici ma intenzionali: maneggiare il terriccio, tenere in mano una piantina, seguire una sequenza gestuale guidata. Sul piano motorio, queste attività hanno sollecitato la motricità fine delle mani e la coordinazione oculo-manuale, funzioni che nei contesti di cura residenziale tendono a ricevere poca stimolazione diretta. Sul piano cognitivo, il seguire le fasi della piantumazione ha richiesto attenzione, comprensione di istruzioni sequenziali e pianificazione elementare del gesto, attivando processi esecutivi in modo naturale e non artificioso.

Il contatto diretto con la terra, con le texture delle piante e con gli stimoli olfattivi del terreno ha inoltre offerto una stimolazione sensoriale multidirezionale, capace di favorire la presenza, ridurre l’ansia e generare un senso diffuso di benessere. Per alcuni partecipanti, la familiarità fisica con questi materiali ha riattivato memorie procedurali — quella forma di memoria implicita legata ai gesti appresi e ripetuti nel corso della vita — rendendo il laboratorio un’esperienza al tempo stesso nuova e profondamente riconoscibile.

A conclusione dell’attività, le piante sono state affidate agli ospiti affinché potessero donarle ai propri familiari in occasione delle visite. Questo passaggio ha rafforzato la dimensione relazionale dell’esperienza: il gesto della cura si è esteso oltre il momento laboratoriale, diventando un segno tangibile di affetto e un ponte simbolico tra la vita all’interno della struttura e quella esterna. Sul piano cognitivo ed emotivo, avere un compito da portare a termine — custodire la pianta, consegnarla, raccontarne la storia — ha offerto ai partecipanti un obiettivo concreto e significativo, contribuendo al senso di efficacia personale e alla motivazione.

L’intervento ha dimostrato come azioni semplici, se progettate con attenzione e rispetto per i tempi dei partecipanti, possano generare processi significativi anche in contesti di fragilità. In particolare, l’attività ha contribuito a:

  • stimolare la memoria e valorizzare le esperienze di vita dei degenti;
  • favorire momenti di relazione e condivisione;
  • promuovere il benessere attraverso il contatto con elementi naturali;
  • mantenere un legame, anche simbolico, con il territorio e la comunità;
  • rafforzare i legami familiari attraverso il dono delle piante.

L’esperienza presso la RSA Villa Maria ha evidenziato come la cura del territorio possa passare anche attraverso la cura delle persone e delle loro storie.

Anche in un contesto di fragilità, è stato possibile costruire un momento di partecipazione autentica, in cui la natura è diventata strumento di relazione, memoria e continuità.