
Osservando i giovani alberi messi a dimora nelle nostre città, spesso notiamo sistemi di ancoraggio — pali e corde — destinati a proteggerli.
Tuttavia, quando questi supporti vengono dimenticati o installati in modo errato, si trasformano in strumenti di condanna.
L’immagine che apre questo articolo è un esempio emblematico di strozzatura del fusto, una patologia meccanica e fisiologica che può portare alla morte dell’esemplare.
Cosa accade sotto la corteccia?
Per comprendere la gravità del danno, dobbiamo guardare all’interno del tronco. Appena sotto la corteccia si trova il cambio cribro-vascolare, un sottile strato di tessuto meristematico responsabile della crescita in diametro dell’albero e del trasporto dei nutrienti.
Quando una corda o un legaccio anelastico circonda il tronco, col passare del tempo si verificano tre processi degenerativi:
- Stasi Linfatica (Effetto Tourniquet): Il legaccio comprime il floema (il tessuto che trasporta gli zuccheri dalle foglie alle radici). Le radici iniziano a “morire di fame” perché non ricevono più nutrimento, compromettendo l’intero sistema di ancoraggio naturale della pianta.
- Ipertrofia a monte: L’albero tenta di reagire accumulando tessuti sopra la strozzatura, creando un rigonfiamento anomalo (come si vede chiaramente nella foto). Questo crea un punto di fragilità strutturale estrema.
- Necrosi e Infezioni: La compressione interrompe la circolazione dell’aria e mantiene l’umidità, favorendo l’insorgenza di funghi cariogeni e batteri che degradano il legno vitale.

La “Girdling” e il rischio schianto
In arboricoltura, questo fenomeno è noto come girdling (anellatura). Un albero strozzato non è solo una pianta malata, ma un potenziale pericolo pubblico: il punto di strozzatura diventa un punto di rottura prestabilito. Durante un evento ventoso, il tronco può spezzarsi di netto esattamente dove il legaccio ha compromesso l’integrità del legno.
Metodologie Corrette: Come sostenere il tronco senza uccidere
Un sistema di ancoraggio (tutore) deve essere temporaneo. La ricerca scientifica (fondamentali in merito gli studi di Alex Shigo, padre della moderna arboricoltura) dimostra che un albero che può muoversi leggermente col vento sviluppa un tronco più robusto e radici più profonde (legno di reazione).
Ecco le buone pratiche per un impianto a regola d’arte:
1. I Legacci Elastici
Non utilizzare mai corde di nylon, fili di ferro o tubi di gomma rigidi. Si devono usare fasce piatte in polipropilene o gomma elastica che permettano l’espansione del tronco. Il legaggio dovrebbe essere a “otto” per evitare il contatto diretto tra tronco e palo.
2. Il Posizionamento dei Pali
I pali non dovrebbero mai essere troppo vicini al colletto dell’albero. Il sistema a tre pali (treppiede) o a due pali trasversali è preferibile rispetto al palo singolo, poiché distribuisce meglio le forze e non costringe il tronco.
3. La Regola d’Oro: Il Monitoraggio
L’errore più comune è l’abbandono. Un tutore deve essere rimosso non appena l’albero è stabilizzato (solitamente dopo 12-24 mesi). Un albero che non riesce a stare in piedi da solo dopo due anni ha problemi radicali che un palo non può risolvere.
L’albero nella foto mostra ferite profonde: la corteccia è stata letteralmente “mangiata” dal supporto. In questi casi, la rimozione immediata del legaccio è necessaria, ma non sempre risolutiva se il danno ha già interessato il sistema vascolare profondo.
Come associazione, invitiamo le amministrazioni locali e i privati a una manutenzione consapevole. Piantare un albero è un gesto d’amore verso il futuro, ma dimenticarsi del suo tutore significa trasformare quel gesto in una lenta condanna.
Fonti e approfondimenti:
- Shigo, A. L. (1991). Modern Arboriculture.
- ISA (International Society of Arboriculture) – Best Management Practices: Tree Support Systems.
- Linee guida per la gestione del verde urbano – Ministero dell’Ambiente.