| e non è un pesce d’aprile! |
| Immaginate di essere negli anni ’80. Di avere ancora l’età in cui ci si può permettere di sognare cosa fare da grandi. Gli anni di Quark. La scienza era meraviglia. E una Taranto con un po’ più di verde. All’epoca, anche una ricerca scolastica era un piccolo viaggio. Sfogliavi, sbagliavi, riprovavi. E a volte capitava di trovare un’immagine che ti restava in testa.Come quella di un razzo. Lo Space Shuttle, all’epoca. |
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| E magari una didascalia — che diceva qualcosa del tipo: “ogni lancio consumava circa 600 tonnellate di ossigeno liquido. L’equivalente dell’ossigeno consumato da 30 persone in una vita“ L’ossigeno equivalente di tante vite umane, in qualche minuto, solo per uscire dall’atmosfera. Colpisce vero? Oggi stiamo ritornando sulla Luna dopo oltre 50 anni, e consumiamo 7-800 tonnellate di O2 per lancio. E quel bambino oggi è un adulto, che ha capito che ogni grande conquista ha un costo. E quel costo, qualcuno lo paga sempre. Oggi i bambini non fanno più quel tipo di ricerche — hanno tutto subito, risposte perfette, immediate – persino i compiti li fa una macchina. E nel frattempo, a Taranto, stanno tagliando gli alberi per fare spazio a nuove infrastrutture. Forse necessarie. Forse no. Non è questo il punto.Il punto è che sembra succedere in silenzio. Nessuna didascalia accompagna quelle immagini. Nessuno ci dice quanto ossigeno perdiamo, quante vite equivalenti, quanti anni di fotosintesi spariscono in un pomeriggio.Nessuno dice il perchè. Forse possiamo accettare il fatto che siamo in continua evoluzione, la storia sembra dirci questo. Ma se da un lato la tecnologia in 50 anni ha fatto passi enormi. la biologia, dall’altro, non segue lo stesso ritmo. Non possiamo far finta che non ci siano costi.E soprattutto – che non si possano ridurre gli impatti. Progresso e qualità della vita possono convivere? O pensi che occorra fermarsi? |
